Fingere di essere un altro per diventare qualcuno

“Io odio a morte questa domenica da coma…….”, mai parole più azzeccate scrisse un menestrello degli anni 2000 avanzati. Io lo dico forte e chiaro: odio a morte la domenica perché spesso mi manda in coma.

Oggi però no.. oggi sono stato molto produttivo. In primo luogo mi sono svegliato molto presto: alle 09.37. Per essere domenica mica male anche se onestamente considerando che ogni giorno mi sveglio alle 05.00 è come se mi fossi svegliato a mezzogiorno. Non vi racconto che ho pulito casa e nemmeno che ho cambiato le lenzuola del lettone. Non vi dico che ho lavato pile e pile di piatti e nemmeno che mi sono guardato la partita di campionato delle 12.00 e la Juventus che giocava nella mia Catania. Vi racconto però del documentario su Vasco Rossi che mi sono gustato.

Era la puntata del 2008 de “La storia siamo noi”. Minoli, come sempre perfetto, è stato in grado di tracciare un profilo normale e completo di una delle figure più contorte e discusse del panorama nazionale. Non dimenticherò mai i commenti del padre di un mio caro amico il giorno dopo che assistemmo al nostro primo concerto di Vasco. “Siete andati a vedere un drogato” mi disse. Era appena nato il nuovo secolo ed in Italia ancora qualcuno non gli aveva perdonato l’abuso di cocaina e anfetamine degli anni 80. Erano passati 20 anni, ma si sa: in Italia perdoniamo tutto a tutti, a patto che non si sconti la propria pena.

Sono rimasto colpito da alcune perle di Vasco: ‎”avrei voluto una figlia femmina.. per avere almeno una donna al mondo che mi amasse davvero..”; “cambio la macchina.. ma non la donna..”; ‎”la cosa più difficile è essere normali.. non essere dei fenomeni.. non essere degli eroi..”.

Parole in solitudine, in semplicità e in realismo. E’ paradossale, ma la più grande rock star italiana ha l’animo di un contadino. L’esempio che nel nostro paese per diventare qualcuno dobbiamo fingere di essere un’altra persona.

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