L’ultimo dono di Berlusconi: la Social-Crisi

Oggi è una giornata cruciale per il futuro dell’ultimo Governo dell’era Berlusconi. In aula alle 15.30 si voterà il rendiconto dello Stato. Il provvedimento verrà approvato sicuramente, ma l’astensione dal voto da parte delle opposizioni metterà la maggioranza davanti ad una “conta” che potrebbe avere il suo epilogo nelle dimissioni del Cavaliere.

Se il rendiconto non verrà approvato con almeno 316 voti sarà palese la fine del Governo Berlusconi. In queste ore il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ha rotto qualsiasi indugio mettendo nero su bianco la richiesta del “carroccio”: “Silvio si faccia da parte e lasci ad Alfano”. Questa la mera cronaca politica che si accenderà ancor di più nelle ore del pomeriggio, ma Silvio Berlusconi ci ha fatto un ultimo dono: ha cambiato ancora un poco il modo di fare politica nel nostro Paese.

Il suo avvento nella politica italiana ha portato nel 1994 il grande cambiamento della contaminazione televisiva. Note sono le videocassette inviate alle emittenti televisive con i celebri video-messaggi al popolo. Rivoluzionò la propaganda politica con la pubblicità come se il partito, all’epoca Forza Italia, fosse una vera e propria azienda. Cominciò a commissionare analisi politiche in modo da studiare la giusta comunicazione. Tutti ricordano il famoso contratto con gli italiani, un gesto simbolico senza valore pratico, ma di grande appeal.

Ieri Berlusconi ha portato la comunicazione politica su un nuovo terreno di gioco: il web o meglio il social network. Lo scivolone politico del Cavaliere di ieri si è giocato tutto su internet. Prima sul sito del giornale di Giuliano Ferrara, Il Foglio; poi sul profilo twitter di Franco Bechis, con gli spifferi delle probabili dimissioni del Premier; ancora sul profilo facebook di Bechis con gli audio delle telefonate con il sottosegretario Crosetto; infine sul profilo facebook di Silvio Berlusconi con le relative smentite.

Il social network è stato reputato uno strumento utile per raggiungere le masse, poi per comunicare notizie anche importanti, infine per dare notizie ufficiali. Non basta una nota stampa, il protagonista dell’atto politico decide direttamente di parlare con il proprio elettorato. Un modo per scavalcare i media tradizionali che in qualche modo devono rincorrere la notizia e ristudiare il modo in cui comunicarla. Una piccola rivoluzione è stata compiuta.

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