Pensieri liberi..

E’ da qualche mese che non scrivo più.. o meglio.. è da qualche mese che non riesco ad andare oltre a qualche piccolo spunto nato da pensieri in libertà.. sono spunti dai quali probabilmente nascerà una storia.. ma in questo momento non la vedo.. non riesco a trovarla.. e dunque.. ecco.. li lascio in giro.. sulla panchina di un’ipotetica stazione ferroviaria.. in modo che qualcuno possa leggerli già adesso.. 

CRISI LETTERARIA – “Le lettere, le parole, le virgole ed i punti. La musica del testo mentre viene scritto e poi quando viene letto. Il pensiero che nasce e la voglia di fuggire. Il sogno di un nuovo amore o quello di un’altra vita possibile. Ingredienti necessari per vivere e combattere il quotidiano. Ingredienti utili per raccontare e descrivere il mondo che lo circondava. Aveva scritto tanto. Aveva amato tanto. Aveva viaggiato tanto sia per il mondo, sia da dentro casa sua. In molti lo avevano scelto. In tanti avevano letto le sue storie. A nessuno aveva mai osato paragonarsi. Con nessuno si era mai descritto come uno scrittore. Aveva pudore. Sapeva che quello che lui scriveva poteva piacere come fare schifo. Le parole erano comunque le stesse. I pensieri erano gli stessi. A qualcuno poteva piacere una musica diversa però. Con tutto questo aveva sempre convissuto fino al giorno in cui si stancò di scrivere…”

DENTRO UN CAMPO DI CALCIO – “In quel momento ero seduto al tavolino di un bar che ti stavo guardando mentre sorseggiavi il tuo caffè decaffeinato; ero al parco di notte a chiacchierare insieme guardando il tuo cane che gironzolava attorno a noi; ero a casa a preparare in fretta e furia il pranzo mentre tu seduta sul divano guardavi la televisione; ero steso sul letto con la tua testa sul mio petto appena dopo aver finito di fare l’amore; ero in cima alla collina a guardarti piangere lacrime di sconforto ed ero davanti al portone di casa a guardare mentre versavi lacrime di paura; ero con la testa tra le mani seduto in auto a piangere perché sentivo la tua mancanza. In quel momento mentre allacciavo le scarpe, seduto sulla panchina dello spogliatoio, con la testa ero in tutti questi posti.

Essere assenti e presenti nello stesso momento è un po’ come avere qualcosa che in realtà non si possiede. L’odore era acre. Le panchine, i muri, il pavimento ed il soffitto era pregni del puzzo del sudore che negli anni era stato lavato dentro quelle quattro mura. Sotto le panchine le scarpe da ginnastica dei miei compagni, sopra i borsoni con dentro i vestiti. Tutti ormai erano in campo. Ero l’unico rimasto nello spogliatoio.

Essere assenti e presenti nello stesso momento è un po’ come essere assalito di colpo dai pensieri, dai ricordi, e non sapere come affrontarli. Basta un viso. Bastano due occhi e un paio di labbra per essere catapultati in una dimensione che un tempo era realtà e che oggi si chiama passato.

Una storia è una storia. Ha un inizio ed una fine. In mezzo ci sono mille dettagli che contano ma fino ad un certo punto perché l’importante è l’inizio e poi la fine. Una storia si può raccontare in mille modi differenti. Questa storia qua potrebbe vivere sul ritmo dei sospiri, sulle volte che ci siamo abbandonati, sugli scontri e sulle incursioni che ci sono state. In fondo dipende dai punti di vista”.

LO STUDIO DI DIO – “Una vita trascorsa ad ascoltare e chiacchierare, non può che correre per sempre sul filo delle parole. Quando arrivai da lui non dovetti neppure bussare alla porta o suonare il campanello. Entrai e basta. Sulla scrivania vi erano un sacco di fogli sparsi. Una vecchia penna con il calamaio. Qualche tomo sull’angolo sinistro. Alle sue spalle una vecchia libreria. La polvere era visibile. I libri erano vissuti. Le copertine erano tutti in tinta unica con il nome dell’autore è il titolo del libro calcati in color oro. Una finestra illuminava l’intera stanza. Fuori di essa si poteva ammirare un ampio giardino. Fiori e alberi di olive, arance e limoni lo popolavano. Un canarino nero era l’unica compagnia che aveva in quello studio dall’arredo antico”.

IL TUO SAPORE – “Ho ancora il tuo sapore in bocca. Ero libero tra quattro mura e di colpo mi ritrovo qua, sul mio letto. Ho visto la casa di quando ero bambino. Ho riconosciuto l’atmosfera che c’era anche se tutto attorno a me era sfocato. Tu eri li. Non so perché, ma eri li. Mi hai raggiunto sorridendo. Io ti ho accarezzato il viso e ti ho spostato il ciuffo di capelli lo copriva. Hai sempre avuto un ciuffo di capelli a nascondere quegli occhi sorridenti e malinconici. Ti ho baciata ed ho sentito il tuo sapore. Era da troppo tempo che non sentivo il tuo sapore. Sei sempre stata un gusto agrodolce per me. Zucchero sulle labbra, china nell’essere. Poi ti sei seduta e non sono riuscito a resistere alla voglia di baciarti all’origine del tuo piacere. Era da tanto che lo desideravo. Ho sentito ancora il tuo sapore. Un sapore che ho bramato, un sapore che ho sognato ed un sapore che ho inseguito. Ho continuato fino alla sazietà. Ti ho presa con dolcezza mentre eri sul balcone. Quel balcone che è stata la mia prima porta sul mondo. “Domani andiamo al mare” mi hai detto. In quel momento sei tornata da me, poi ti ho sollevato la maglietta ed eri fasciata sul seno. Ho scoperto le tue ferite. Ti sogno spesso. Sogno spesso le tue ferite. Non è un desiderio o una voglia di vendetta. E’ forse solamente una paura. Mi sono svegliato e ho ancora il tuo sapore in bocca”.

CAINO E ABELE – “Aveva messo su un po’ di musica. Un vecchio giradischi degli anni quaranta suonava un cult di un famoso comico napoletano. Riusciva a sentire anche il fruscio della contaminazione di un vecchio 33 giri. In quel momento si bastava da solo, la più grande conquista che fosse riuscito a fare in vita sua. Si stava radendo. Un’operazione non troppo complessa che avrebbe risolto in nemmeno cinque minuti, se avesse voluto. Ma lui in quell’istante non voleva. Aveva solamente voglia di radersi con calma e di sentire la voce napoletana che cantava quel cult della musica melodica partenopea.

La fuori il mondo continuava a girare. Incurante di lui. Perché in fondo Abele sta sul cazzo a tutti, ma se Caino sporca di sangue le mattonelle del nostro porticato la storia cambia”.

 

 

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