Pubblicista: il precario del giornalismo che regge il sistema e viene cancellato

Mi chiamo Gioele Urso, ho 28 anni e sono un giornalista pubblicista dal 2006. Quando l’ordine dei giornalisti del Piemonte mi consegnò il tesserino numero 119842 ebbi l’impressione di aver realizzato un sogno. Io sono nato giornalista. Avevo 7 anni la prima volta che dissi di voler svolgere questo mestiere e credo nella professione. Sono convinto che pochi colleghi scorretti non possano cancellare anni di sacro giornalismo in Italia.

Svolgo la professione da quando ho 18 anni. Ho cominciato come tanti scrivendo per settimanali sportivi, poi sono passato in radio ed infine adesso lavoro per una televisione. Prima di iscrivermi all’ordine come pubblicista ho fatto passare qualche anno in più del necessario. Ammetto di non aver mai creduto nell’ordine come istituzione e non credo ancora oggi che possa avere una sua utilità. L’ordine serve per raccogliere soldi e poche volte tutela i veri giornalisti. Anche le grandi firme lo sanno.

Tutti oggi si rendono conto che esiste una suddivisione tra pubblicisti e professionisti. Una suddivisione che è tale solo sulla carta perché ognuno di noi è consapevole che non esiste alcuna differenza sul campo. Spesso mi dicono che io non sono un giornalista perché non sono professionista. Non è vero. Io sono un giornalista perché svolgo il mio lavoro ogni giorno da dieci anni a questa parte. La differenza tra me e un professionista è che il collega è stato più fortunato perché ha trovato un’azienda che gli ha permesso di avviare le pratiche per il praticantato. Io ho lavorato per 5 anni in una radio che non ha potuto avviare le mie pratiche. Idem nella tv nella quale lavoro oggi.

Cosa succederà a noi 80mila giornalisti che abbiamo la colpa di aver solo un tesserino marrone invece che verde? Chi ci tutelerà? La nostra non è una lotta di categoria. Chi non conosce così bene il mondo del giornalismo deve sapere che la maggioranza delle informazioni che voi ricevete arrivano solo grazie ai pubblicisti.

L’informazione non si salva solo tutelando Michele Santoro o Marco Travaglio.

DAI NOSTRI BLOG RACCONTIAMO LE NOSTRE STORIE

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