Pubblicisti: è anche una questione di dignità professionale

Presidente nostro che sei non so dove, dacci una mano a mantenere la nostra “tessera marrone” per provvedere al nostro sostentamento quotidiano. Il dibattito sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti pubblicisti ormai è pubblico. Grazie a Dio non è solamente più un argomento di discussione per “tesserati sfigati” come noi perché la curiosità ha colpito anche molti nostri lettori, telespettatori e radioascoltatori.

Prima di tutto le critiche, giuste, che sono state sollevate in merito alla questione, una su tutte: “bravi, bravi.. parlate adesso perché siete toccati dalla questione, ma quando si è discusso di altre categorie siete stati zitti”. Io parlo a titolo personale ovviamente. Concordo sul fatto che spesso siamo stati colpevolmente zitti perché costretti a rincorrere la notizia clamorosa che vende, ma non si può negare che l’informazione locale ha avuto un ruolo differente a riguardo rispetto a quella nazionale.

Nell’ultimo anno come giornalista televisivo credo di aver visto più disoccupati, cassaintegrati, in mobilità e precari dell’Inps torinese. E’ per questo motivo che senza paura di essere smentito posso dire di poter parlare a testa alta. Della questione delle liberalizzazioni delle licenze degli ambulanti ho discusso fino alla nausea, magari senza smuovere un filo d’aria, ma almeno l’ho fatto. Aggiungo che tra gli 80mila giornalisti pubblicisti che rischiano la cancellazione della propria professionalità, io sono uno tra i più fortunati perché ho un contratto decente e un’azienda alle spalle che mi valorizza. Questo ultimo dettaglio solo per onestà e per sottolineare il fatto che questa deve essere una lotta per un migliore e dignitoso inquadramento professionale, ma soprattutto anche per abbattere il pregiudizio e la discriminazione nei confronti di noi “sfigati con il tesserino marrone”.

Sui diversi blog che girano in rete leggo diverse opinioni e messaggi di speranza. Molto ecumenico, ma scusate non credo che basti più soprattutto nel momento in cui questi stessi denigrano i propri colleghi. Dicono di non essere allarmati e nel mentre parlano di “giornalisti veri”. Chiedo scusa, ma mi permetto di mettere in evidenza che tra gli 80mila “sfigati con il tesserino marrone” ci sono molti giornalisti veri che ogni giorno cercano notizie, raccolgono fonti e battono pezzi mentre altri si fanno mandare i lanci dagli uffici stampa. Detto questo mettiamo dei paletti: non è colpa dei pubblicisti se le aziende non permettono di fare il praticantato; non è colpa dei pubblicisti se molti di questi vengono pagati in nero come ci hanno fatto scoprire in queste ore esimi colleghi (sono ironico).

Sono convinto che non si possa cancellare la posizione professionale di 80mila giornalisti pubblicisti, ma allo stesso tempo credo che sia giusto meditare sulla situazione. Oggi il giornalista pubblicista spesso svolge le stesse mansioni di un professionista, spesso ha anche pari trattamento economico solamente non ha potuto sostenere l’esame di stato perché non ha trovato un editore che lo mettesse nelle condizioni di sostenerlo. Questi colleghi che fine faranno? Noi stiamo facendo i discorsi senza l’oste: qualcuno ha sentito gli editori? Ci sono colleghi che hanno contratti in scadenza: come gli editori considereranno le loro posizioni? Discutere della vicenda al Consiglio di fine gennaio 2012 non è troppo tardi?

Detto tutto questo io credo che se volessimo potremmo anche aprire un dibattito per una graduale abolizione dell’ordine in toto salvaguardando i lavoratori del settore. Rendendo le scuole di formazioni enti accessibili a tutti (anche a livello economico) e in grado di formare veramente sul campo i colleghi. Se però si discute di cancellare solo il ramo meno fortunato allora l’idea non mi piace.

Concludo dicendo al sindacato che questa è l’occasione giusta per dimostrare il proprio valore.

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