Curzio Maltese, Kerouac ed il Fiorito che è in ognuno di noi

La teoria è tanto semplice quanto risaputa e troppo spesso dimenticata. Curzio Maltese su “Il Venerdì di Repubblica” uscito in edicola ieri nell’articolo dal titolo “Magari fosse una casta: in Fiorito si specchia una parte dell’Italia” non ha fatto altro che limitarsi a ricordarci quella che è la base teorica della democrazia in Italia come in molti altri Paesi democratici nel mondo. 

L’esponente del Popolo della Libertà al centro del LazioGate non è stato inserito in un qualche listino compilato dal poi futuro Presidente Renata Polverini e non è stato neppure nominato dal partito: Fiorito per entrare a fare parte del Consiglio regionale del Lazio ha convinto 31.000 cittadini a scrivere il suo nome sulla scheda elettorale. Curzio Maltese mette in evidenza un problema noto che, per interessi di tanti, troppo spesso viene dimenticato: la classe politica italiana è stata eletta democraticamente e rispecchia il Paese nel quale viviamo con i suoi vizi e le sue virtù.

Il politico che utilizza i rimborsi pubblici in modo disinvolto è pari al ristoratore che gonfia le ricevute che i suoi clienti devono presentare ai datori di lavoro; al cittadino che chiede all’amico vigile di togliergli la multa; al padre che raccomanda il proprio figlio; allo studente che non sostiene un esame da una vita, ma che continua ad essere iscritto all’Università per poter lavorare magari dentro un’amministrazione pubblica come stagista retribuito.

Curzio maltese sostiene che “l’italiano è autoassolutorio, gli piace sentirsi dire che lui è innocente e i partiti sono cattivi. Si è assolto dal fascismo ieri, dal berlusconismo oggi”. Siamo identici al Sal Paradise di Kerouac, il protagonista del libro “On the road” che ho finito di leggere di recente. Lo scrittore statunitense ci racconta in modo autobiografico di una serie di viaggi effettuati da est ad ovest e da nord a sud lungo gli USA. Gli attori della recita sono principalmente due Sal e Dean Moriarty: il bravo ragazzo in cerca di avventura e il folle visionario. I due sono legati da un rapporto di amicizia e d’affetto. Il primo assume il secondo come punto di riferimento spirituale e culturale fino a indurre il lettore a credere che lui dipenda psicologicamente dall’altro. In realtà alla fine del romanzo capiremo che Dean per Sal è solamente una scusante, uno strumento in grado di tenere a posto la sua coscienza in quel vortice di viaggi in cui i sentimenti altrui sono un contorno da non tenere in considerazione ed i soldi non hanno valore perché tanto non sono propri. La vera vittima è il folle visionario che viene abbandonato in mezzo alla strada da quel Sal ormai sazio di trasgressione.

L’italiano è come Sal: fino al giorno in cui ha potuto ha nascosto dietro i vizi di una certa politica anche i suoi di vizi. Oggi siamo alla fase in cui si deve dire che tutti sono uguali perché dire che solo alcuni sono marci vorrebbe ammettere le colpe di un popolo troppo immaturo per scegliere con attenzione e consapevolezza.

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