Diffamazione sul web: torna l’idea del carcere

ddl_diffamazioneE’ un tema tanto delicato quanto complesso da affrontare: la questione dell’informazione e della diffamazione su internet che tanto ha fatto discutere in passato torna con prepotenza sul sul tavolo della trattativa parlamentare.

E’ fresca la notizia che potrebbe cominciare a brevissimo, qualcuno dice addirittura oggi, l’iter parlamentare della proposta di legge in merito alla diffamazione sul web. Un testo che, relatori Enrico Costa (PdL) e Walter Verini (PD), vorrebbe in qualche modo regolamentare l’informazione sul web. Un’esigenza che è stata sollevata a inizio legislatura anche dal Presidente della Camera Laura Boldrini.

La polemica, ripresa ieri dal quotidiano Libero, riguarda un emendamento presentato dal deputato pidiellino Gianfranco Chiarelli che punirebbe la diffamazione anche con il carcere. L’emendamento recita: “per i siti informatici le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche e metodologiche e con la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono. Nel caso di mancata rettifica delle dichiarazioni e di mancata cancellazione delle frasi diffamatorie nelle 48 ore dalla richiesta, si provvede alla chiusura temporanea del sito internet fino ad un massimo di tre anni [..] L’autore del reato è altresì punito con una multa fino a 5.000 euro. In caso di recidiva ovvero in caso di mancato pagamento della multa da parte dell’autore del reato la pena è dell’arresto fino a cinque anni“. Poi, in un altro emendamento, il deputato Pdl afferma che “nel caso di mancato pagamento della sanzione si applica altresì la pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da uno a cinque anni“.

In sintesi cosa significa? Nell’emendamento si parla di siti informatici che non significa siti di informazione e neppure testate giornalistiche. Un testo del genere andrebbe a punire blogger, giornalisti, web editor, copywriter, scrittori, critici, pensionati, bimbiminkia, casalinghe annoiate, mia nonna, mia cugina, la mia gatta se sapesse scrivere, ecc..

Senza soffermarsi sulla proposta di carcere che sarebbe già stata stroncata dai relatori della legge e dalla commissione giustizia, sembrerebbe che si stia optando per l’approvazione della sola prima riga (per i siti informatici le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche e metodologiche e con la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono), ma con la restrizione ai siti che abbiano “un direttore responsabile che possa effettuare un controllo preventivo su ciò che viene pubblicato“.

Domanda: ma le testate giornalistiche non hanno già l’obbligo di rettifica?

In ogni caso la questione sollevata rimane, ma è difficile da affrontare: concettualmente come dobbiamo considerare il web? Ci troviamo davanti ad una grossa piazza dove circolano tante idee indistintamente o possiamo prevedere la nascita di chioschetti che debbano rispondere ad una regolamentazione? E i blog sono tutti uguali? Quello di un noto giornalista ha lo stesso valore del mio? Le informazioni che vengono veicolate grazie a siti internet di news non iscritti come testate giornalistiche, e quindi non soggetti ad una regolamentazione, nel caso in cui fossero fasulle come potrebbero essere rettificate? Come?

Insomma: sul web possiamo scrivere tutto quello che ci pare senza pensare alle conseguenze che questo potrebbe avere sulle persone, cose, aziende o animali di cui stiamo parlando?

Probabilmente di una regolamentazione dell’informazione sul web potremmo giovarne tutti: lettori, giornalisti e blogger.

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Da qualche tempo ci pensava spesso. Era un’insinuazione che stava invadendo il suo cervello: “Se suicidandomi non posso assicurarmi un posto in Paradiso, tanto vale guadagnarsene uno nei gironi dell’Inferno” – considerava davanti alla tv, poi però non aveva mai avuto il coraggio di farlo. 
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