“Distacco”, un racconto di Dayla Venturi

madonna

“Distacco”, un racconto di Dayla venturi

La porta si chiuse con un rumore di gomma compressa, i finestrini vibrarono, mentre il 54 partiva dietro di lei con uno sbuffo canzonatorio di esalazioni senza piombo in risposta al suo mugugno. Figurati se l’autista, mingherlino con la camicia ancora in piega nonostante fosse pomeriggio inoltrato, si era degnato di aiutarla con la valigia. Non era sua competenza.

Trascinò il trolley lontano dalla fermata del tram e s’incamminò lungo la strada. L’abito estivo le si appiccicava addosso e i sandali nuovi premevano al tallone, sentiva già il bruciore di una vescica che le ricordò la bottiglietta di alcol lasciata fuori posto sulla mensola di marmo del bagno. Pensò all’alone che si sarebbe formato e il suo umore non migliorò.

Tolse un biglietto dalla tracolla dove aveva annotato con calligrafia minuta l’indirizzo. Doveva essere poco distante. Alzò lo sguardo per individuare la sequenza dei numeri civici e si trovò davanti a un negozio di fiori. Il caldo dissipava un velo lieve di condensa, ma la vetrina era bella, si soffermò a guardare le piante da appartamento in mostra, una piccola giungla vaporosa di camelie e gardenie. Quasi ne sentiva il profumo da dietro il vetro. Poi lo vide.

Un po’ nascosto in un angolo, come se una mano distratta l’avesse appoggiato lì e se ne fosse dimenticata: un mazzetto di calle e bocci di rose giallo intenso e rosa corallo che l’attrasse come una calamita. Le sembrò che una cella di memoria della sua mente si attivasse improvvisamente in una ragnatela di associazioni. Frammenti di ricordi emergevano con una certa frenesia. Non ci pensava da anni, ma non oppose resistenza quando un’immagine meno densa l’attraversò. Il paesaggio era diverso e lei faceva buffe smorfie prima di lasciarsi fotografare tra i massi, vicino alla madonnina e al mazzo di rose dai colori commoventi, nella luce brillante…

Il rumore fastidioso di un clacson la fece sobbalzare. I sandali mordevano di nuovo i suoi talloni e l’aria era ancora irrespirabile. Ma lei decise che era il momento di farlo, ora che il caso le aveva dato l’occasione. Frugò nella borsa restando in bilico su un piede, finché ne trasse un cofanetto di plastica lucida, indugiò su un graffio che spezzava la linearità del coperchio e poi lo sollevò.. Il cuore le batteva forte. Guardò per un attimo il contenuto. Lo richiuse, quasi sorridendo e una piccola ruga le solcò la fronte mentre riprese a trascinare la valigia lungo la strada.

Sul marciapiede restavano petali secchi, che distolsero una fila di formiche annoiate.

Copyright Dayla Venturi

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