Raccontare: dai social ai webdocumentari, i nuovi strumenti del web

cossu girodanoL’innovazione digitale per raccontare lo sviluppo e la cooperazione internazionale“, era questo il tema del seminario organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte che si è svolto ieri pomeriggio a Torino. Dell’evento mi hanno colpito in particolar modo due interventi: quello di Christofer Cepernic del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli Studi di Torino e quello di Giordano Cossu, che è un giornalista, regista e produttore di documentari e webdocumentari.

L’obiettivo della giornata era quello di comprendere quali sono gli aspetti che rendono non notiziabile la cooperazione internazionale. Christofer Cepernic ha presentato una ricerca con la quale ha messo a nudo i limiti in ambito comunicativo delle Organizzazioni non governative che operano nel settore, ma anche quelli del mondo del giornalismo locale piemontese. Da una parte manca professionalità nel comunicare ai media gli aspetti interessanti del lavoro svolto in ambito di cooperazione, dall’altra non vi è capacità di decodificare le notizie se non rimanendo legati ai soliti stereotipi. Christofer Cepernic però a conclusione del suo intervento ha toccato un punto che, a mio avviso, dovrebbe essere approfondito ulteriormente: con la nascita dei social network chi vuole comunicare ha maturato la convinzione che si può fare a meno dei giornalisti e dei mezzi di informazione tradizionali. Il giornalista viene visto come colui che deve riportare la nostra informazione, ma in realtà il suo ruolo è un altro: quello di mediare. Domanda che lascio in sospeso: i social network hanno depotenziato i media?

Giordano Cossu invece ha presentato i suoi lavori. Ammetto che prima di ieri pomeriggio non conoscevo il vero significato della parola webdocumentario e che adesso ho le idee un po’ più chiare. Cossu è un giornalista che ha raccontato aspetti di alcuni paesi in via di sviluppo, uno dei suoi lavori è “Ruanda: ritratti del cambiamento” che racconta le dinamiche di quel paese a 20 anni dal genocidio. Interessantissimo lo strumento che viene utilizzato (che potete vedere al link che ho postato qualche riga sopra): un sito internet che è un vero e proprio percorso multimediale. In questo caso il giornalista raccoglie materiale, pensa e studia una struttura narrativa, progetta tecnicamente il sito e lo pubblica. Non apporterà più modifiche sostanziali al suo lavoro. Cossu ha segnalato due siti utili per realizzare questi progetti multimediali: Klynt e Racontr. Si tratta di siti a pagamento, è necessario approfondire l’offerta del mercato free. Ovvio che qualcuno dirà: ma chi è che ha i soldi per andare in Ruanda? Vero, ma con lo stesso metodo si possono raccontare anche le evoluzioni del territorio che ci circonda. In ogni caso nelle prossime settimane cercherò di studiare almeno uno di questi due programmi in modo da fornirvi un resoconto sulle funzionalità.

Twitter: @gioeleurso1

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