Non vendete l’Unità a quello là: lettera a Renzi contro la cessione a Veneziani

unitàIl signor Veneziani non può e non deve acquistare l’Unità” – è questo l’oggetto della lettera che Massimo Scavino, assessore del comune di Alba iscritto al Partito Democratico, ha inviato a Matteo Renzi. L’annuncio direttamente su facebook. Motivazione della contestazione al futuro editore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci? “Basterebbe informarsi su come questo personaggio ha mal ridotto una realtà industriale storica, l’attuale Roto Alba, o magari interagire con le centinaia di famiglie che da mesi non ricevono stipendi, per capire che trattasi di figura totalmente altra rispetto alla cultura progressista e del valore e della dignità del lavoro in cui affonda le radici l’Unità. Per questo siamo a chiedere che il PD non avvalli e stigmatizzi questa operazione. In caso contratrio si prenderà amaramente atto che il giornale fondato da Antonio Gramsci verrà “affondato” con la complicità di Matteo Renzi” – scrive Scavino.

Le mosse imprenditoriali di Guido Veneziani, editore che dovrebbe rilevare l’Unita, non fornirebbero dunque sufficienti garanzie per il rilancio della testata e soprattutto per la copertura dei debiti fino a oggi accumulati; e non si sono ancora sopite le polemiche destate dalla puntata di Report, il programma condotto da Milena Gabanelli, che ha ripercorso le tappe del fallimento del quotidiano.

Il debito de l’Unità a oggi ammonterebbe a 95 milioni di euro che, da quanto sostenuto durante la puntata di Report, dovranno essere pagati in tasse. Questo perché l’ex tesoriere dei DS riescì a sfruttare una norma fatta dal Governo Prodi nel 1998 che sanciva che se un partito, non fosse stato in gradi di pagare i debiti dell’editore, e non ci fossero altri beni aggredibili, le banche creditrici avrebbero dovuto battere cassa alla presidenza del consiglio. Oggi questa norma non esiste più. La situazione de l’Unità è proprio quella ipotizzata dalla norma sopra citata.

Nel 2000 il PDS si fa carico dei debiti de l’Unità decidendo di pagarli a rate; nel 2007 i DS costituiscono una Fondazione nella quale faranno confluire tutto il patrimonio immobiliare ereditato dall’ex PCI, e stimato in 500 milioni di euro, rendendolo così “blindato” e non più “aggredibile” dai creditori; nel 2008 i DS si trasformano in PD e viene assunta la decisione di non pagare più le rate; nell’aprile 2014 le banche creditrici, appellandosi alla norma introdotta nel ’98 dal governo Prodi, ottengono dal Tribunale di Roma che sia lo Stato a pagare il debito residuo di 95 milioni di euro, anche perché i beni immobili sono stati blindati nel 2007.

Ad oggi dunque sappiamo che l’Unità ha un debito di 95.000.000 di euro che dovrà essere pagato in tasse e che il PD ha trattato con un editore che non darebbe grosse garanzie vista la situazione economica della Roto Alba di cui è anche proprietario. Non solo perché è di poche settimane fa la notizia del pignoramento dei beni subito dall’ex direttrice del quotidiano Concita De Gregorio e da altri giornalisti che hanno lavorato per l’Unità: loro stanno pagando di tasca propria i risarcimenti per le condanne ricevute durante lo svolgimento del proprio mestiere (solitamente la testata dovrebbe tutelare i propri giornalisti, ne va della libertà di stampa).

Dal PD non è arrivato ancora nessun chiarimento, nonostante il tweet di denuncia di Matteo Orfini contro Report: “Curioso che @reportrai3 tagli passaggi in cui spiegavo perché loro tesi non regge.Per fortuna ho registrato intervista,presto sarà online” – il video in questione il presidente del Partito Democratico non lo ha ancora pubblicato, ma ci ha pensato la stessa redazione di Report: http://www.report.rai.it/dl/Report/extra/ContentItem-140f96c5-d59a-40b3-a80a-8804e5709037.htm.

Twitter: @gioeleurso1

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