Diffamazione: niente carcere per i giornalisti, salvi i blogger. OdG: è un bavaglio

Qualche passo in avanti e molti indietro. Il testo di legge sulla diffamazione che dovrebbe essere licenziato dalla Commissione Giustizia della Camera fa ancora discutere. Oggi, o al massimo domani, dovrebbe essere approvata la versione definitiva che comunque per Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, “rimane una legge bavaglio e, con le norme assurde sulle intercettazioni, rischia di diventare una legge bavaglione“.

Cosa è cambiato rispetto al testo che è stato approvato al Senato? Per i blogger la buona notizia è che la loro posizione non verrà equiparata a quella dei giornalisti che lavorano per testate registrate presso il Tribunale. È stato dunque ritirato l’emendamento del deputato PD Davide Ermini che estendeva anche ai giornali on line non registrati e ai blog l’obbligo delle richieste di rettifica entro due giorni senza titolo e senza commento, equiparando gli uni e gli altri alle testate più strutturate e registrate. Ovviamente i blogger avrebbero subito un effetto intimidatorio da una norma del genere. Sui siti di informazione online non registrati dovremmo aprire un discorso lungo, anzi lunghissimo, addentrandoci anche in una riflessione legata alla riforma dell’Ordine dei Giornalisti. Meglio farlo in separata sede.

Cancellata anche la norma sul diritto all’oblio: una norma sacrosanta che in qualche modo è in discussione anche in Europa, ma che affrontata come previsto dal disegno di legge diventava un vincolo troppo stretto e lesivo della libertà di stampa. Nel ddl infatti veniva prevista la cancellazione delle notizie valutate come diffamatorie dal presunto diffamato. Chi non si sente diffamato quando viene criticato? Chi non crede di essere sempre nel giusto? Del diritto all’oblio se ne discuterà in un dispositivo specifico.

I giornalisti non correranno più il rischio di finire in carcere quando accusati di diffamazione a mezzo stampa, ma dovranno pagare una pena pecuniaria che va da 5.000 euro a 10.000 euro per la diffamazione semplice, e da 10.000 a 50.000 euro per la diffusione di notizie “consapevolmente false”. Le rettifiche dovranno essere “senza commento, senza risposta e senza titolo”. Dovranno essere pubblicate entro due giorni con una collocazione pari a quella della presunta notizia diffamatoria. Prevista una sanzione per chi querela senza alcun fondamento con lo scopo di minacciare o intimidire i giornalisti o i giornali, il giudice potrà condannare il querelante a pagare una sanzone di 10.000 euro “a favore della Cassa delle ammende”.

Per il principio della doppia lettura tutto ciò del testo approvato in Senato che verrà approvato senza alcuna modifica non riceverà più alcuna modifica.

Per Enzo Iacopinoquella in discussione alla Camera rimane una legge bavaglio e, con le norme assurde sulle intercettazioni, rischia di diventare una legge bavaglione“. Una norma che, da quanto riporta l’ANSA, secondo il Presidente dell’OdG sarebbe anche frutto dei molti nemici che avrebbe la categoria in Parlamento e nella società. Iacopino ha contestato le norme sulle sanzioni pecuniarie, che non tengono conto della potenzialità economica del condannato, sul pesante squilibrio tra le richieste di danni con liti temerarie e la sanzione a carico del richiedente temerario (molti sono degli intimidatori seriali), sulle rettifiche senza limiti che rischiano di trasformare i giornali in buche delle lettere, sull’obbligo di cancellazione delle notizie dai siti internet. Quanto alle intercettazioni, ha detto che i custodi del segreto delle indagini sono i magistrati e la polizia giudiziaria, non i giornalisti che hanno l’obbligo di rendere noto quanto ritengano di pubblico interesse.

Twitter: @gioeleurso1

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