Ma tu lavoreresti gratis? E allora perché dovrei farlo io?

Ma tu lavoreresti gratis? E allora perché dovrei farlo io? Esiste un mondo, quello della comunicazione, che da anni vive sulle spalle di ragazzi che prima vengono sedotti e poi vengono abbandonati. Un esercito di giovani che hanno la speranza di fare il giornalista, il copy, il grafico, il social media manager e che pur di raggiungere il proprio obiettivo danno retta a persone che li ricoprono di promesse che non potranno mai mantenere.

Ogni tanto mi capita ancora di fare un giro su siti che pubblicano offerte di lavoro per “professionisti” del settore della comunicazione, uno di questi, forse il più famoso, è lavoricreativi.com. Indubbiamente un sito utile che però ha una grossa pecca: pubblica annunci che non prevedono alcuna retribuzione. Ho già chiesto conto di questa anomalia ai gestori del sito. Il testo del mio messaggio recitava così:

Carissimi, vi chiedo scusa se disturbo ma lo faccio per offrirvi una riflessione.

Sono iscritto alla vostra newsletter perché il mondo del lavoro moderno ci spinge a cambiare spesso e perché comunque non si può mai sapere. Dobbiamo essere flessibili no? Sono anni che vi seguo e reputo il vostro un buon portale, ma sto seriamente pensando di cancellare la mia iscrizione dal vostro servizio. Perché?

L’ultima newsletter che avete mandato è la sintesi perfetta delle mie motivazioni. Le uniche offerte di lavoro che proponevate per i giornalisti non prevedevano alcuna retribuzione, ma lavoro gratuito. Si può parlare di lavoro quando non è previsto alcun compenso? Per quale motivo pubblicate annunci di aziende, individui o società che sfruttano il lavoro di giornalisti o aspiranti tali? Non credete che la vostra politica in questo senso sia anche questa una delle cause della precarizzazione del lavoro? Non credete che smettere di pubblicare tali annunci possa essere un segnale per chi volesse sfruttare le competenze altrui gratuitamente?

Ovviamente il discorso deve essere allargato a diverse altre categorie di lavoratori. In questo messaggio mi sono concentrato sui giornalisti perché io sono un giornalista.

Attenzione: io credo fortemente nel valore della gavetta e sono consapevole che molte esperienze importanti possano prevedere un impegno pagato solo con un rimborso spese, ma queste devono essere l’eccezione e non la regola.

Quante sono le agenzie che offrono lavori a social media manager pagandoli solo 50 euro al mese? Queste sono offerte di lavoro che non possono essere accettate. Il lavoro deve essere pagato in modo congruo all’impegno del lavoratore. Idem vale per i giornalisti o per i grafici.

Vivo in un mondo utopico? Può essere, ma la domanda allora sorge spontanea: se devo lavorare per 50 euro al mese, non faccio prima a mettermi in proprio?

Twitter: @gioeleurso1

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2 pensieri su “Ma tu lavoreresti gratis? E allora perché dovrei farlo io?”

  1. Critica lecitissima e che condivido, ma il mondo del web è grande: basta rivolgersi ad un altro portale e, fossi in te, cancellerei subito l’iscrizione alla newsletter.

    Raramente, a mio avviso, vedrai un portale entrare nel merito delle politiche editoriali che adotta, almeno nella mia esperienza, anche quando sembrano discutibili… del resto, la precarizzazione che abbiamo subito è figlia di fattori, a mio avviso, molto più profondi, difficili da combattere e slegati in buona parte dal web: è cattiva mentalità, prima di qualsiasi altra cosa. saluti 🙂

  2. Su Linkedin ho commentato e risposto alla provocazione senza leggere tutto questo e comprendo di aver interpretato male, ma temo che molti degli altri interventi non abbiamo tenuto conto del Link o non sapevano di dover prima leggere questo articolo. Ma non cambia la mia opinione chi ama il proprio lavoro lo fa e basta, certo non deve farlo gratis per i furbacchioni… ma ogni uno deve imparare a difendersi. Io credo in molri lavori e professioni come missioni con i dovuti ma e sè, chi non sa discernere finisce in bocca agli scuali.

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