In Piemonte chiude un’altra emittente TV e chi ci perde sei solo tu

Il 18 dicembre chiuderà Telegranda, storica emittente televisiva del territorio cuneese. L’informazione generalista locale in Piemonte, e non solo televisiva, è ormai soffocata dalla crisi economica che negli ultimi cinque anni l’ha colpita. Gli editori non sono in grado di rinnovarsi e hanno smesso di investire sull’innovazione; si guarda al web in modo distorto cercando di trasportare quel modo di fare informazione anche sugli altri media. Errori che, oltre a mettere sulla strada un numero importantissimo di professionisti, rischiano di ledere un diritto fondamentale dei cittadini: quello a essere informati in modo neutrale e plurale. Ora vi spiego perché chi ci perde siete soprattutto voi utenti, lettori e spettatori.

I dati che l’Associazione Stampa Subalpina, il sindacato dei giornalisti, ha diffuso relativi al mercato giornalistico in Piemonte sono allarmanti: nella nostra regione i giornalisti iscritti all’albo professionale sono 7.371, di cui 1.254 professionisti e 5.524 pubblicisti; dal 2004 al 2014 l’occupazione nella filiera dell’informazione ha subito una flessione del 31,5%; nel 2014 il netto tra giornalisti assunti in Piemonte (23), giornalisti andati in pensione (21) e giornalisti licenziati o dimissionari (18), segnava un saldo negativo di 26 professionisti. Nel 2010 lo stesso netto dava un saldo positivo di 37 professionisti. Tutti i dati li trovate qua: https://tempestadicervelli.files.wordpress.com/2015/11/slide-x-22-maggio.pdf

Il giornalismo in Piemonte sta subendo una mutazione genetica: le testate non assumono più, ma si avvalgono soprattutto di collaboratori esterni che vengono pagati un tot al pezzo. Giornalisti che non hanno più tempo per cercare la notizia, approfondirla e presentarla al lettore con la migliore narrazione possibile. Altri giornalisti invece, sempre più, offrono servizi di comunicazione integrata da freelance a personaggi pubblici o aziende.

Dove ci porterà questa mutazione? Molto probabilmente ci porterà a un’informazione sempre più approssimativa, con una copertura sempre più casuale e spannometrica degli eventi che avvengono sul territorio. L’informazione locale dovrebbe raccontare i fatti principali del territorio di riferimento, ma le redazioni non hanno più la forza di seguire direttamente gli eventi.

Non solo perché ad abbassare il livello dell’informazione locale è anche il trattamento economico riservato ai giornalisti: un giornalista pagato a pezzo e sottopagato dovrà ogni giorno produrre articoli in quantità tale da guadagnarsi la pagnotta, mettendo in secondo piano la qualità.

In tutto questo chi ci perde? Voi lettori che non avete più un’informazione completa che è in grado di raccontarvi il vostro territorio e aiutarvi a decifrare i fatti che avvengono. Baserete le vostre scelte sulla versione che vi verrà raccontata, che a volte è anche condizionata da chi mette i soldi (sponsor).

Cosa fare per uscire da questa situazione? Stefano Tallia, segretario della Subalpina sostiene: «Pur comprendendo le difficoltà di bilancio dell’ente pubblico sono necessari interventi urgenti per evitare che voci importanti dei nostri territori si spengano. Non servono finanziamenti a pioggia ma politiche che stimolino gli investimenti delle aziende e che premino chi è capace di scommettere sulle nuove tecnologie».  Vero! Sono d’accordo, ma non basta.

Bisogna anche mettere gli editori davanti alle proprie responsabilità premiando solo coloro che investono sull’informazione locale di qualità e si deve abbattere quel muro che impedisce ai giornalisti di denunciare le difficoltà e le problematiche che hanno piegato il nostro mestiere.

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