E se i giornalisti del futuro fossero gli attuali blogger?

La prima volta che dissi di voler fare il giornalista avevo sette anni, in televisione c’era Emilio Fede che stava annunciando la fine della Guerra nel Golfo e mia madre stava facendo gli arancini, le pizze e le schiacciate a casa di un’amica; oggi a 25 anni di distanza mi interrogo sul futuro di una professione che anche solo tra dieci anni sarà estremamente differente. E se i giornalisti del futuro fossero gli attuali blogger?

È evidente, il mondo dell’editoria è in crisi. In questi giorni sta facendo discutere parecchio il caso di Gazzetta TV che questa notte ha cessato ufficialmente le trasmissioni come annunciato dal direttore Claudio Arrigoni:

Non sono però solo i big a preoccupare perché il mondo del giornalismo è formato soprattutto dai tanti pesci piccoli che quotidianamente raccontano le vicende locali. Qui, per esempio vi ho raccontato della crisi dell’emittenza radio televisiva piemontese e qui vi ho descritto il mio punto di vista su quelle che vengono presentate come possibili soluzioni alla crisi.

I giornalisti raccontano e senza giornalisti i cittadini non ricevono le informazioni che dovrebbero avere per effettuare scelte consapevoli o vivere informati. Quello che abbiamo davanti è un cane che si morde la coda mentre cerca di liberarsi da una trappola di fili dentro la quale è ingarbugliato.

Quanti sono i giornalisti senza testata? Quanti sono i giornalisti che cercano di arrivare a fine mese facendo i freelance? Quanti sono i giornalisti che sono costretti ad accettare compensi ridicoli pur di lavorare?

Mi sto convincendo sempre più che il primo grosso problema dell’editoria italiana sia la cecità di mercato di alcuni editori. Nel senso che ogni progetto editoriale deve nascere in seguito a un’attenta analisi della sua sostenibilità economica.

Mi sto convincendo sempre più che nel 2026 un buon giornalista non sarà solo colui che porterà la notizia, ma anche colui che sarà in grado di garantire la sostenibilità economica del suo progetto.

I fatti continuano ad avvenire anche se i giornali, le tv e le radio sono in difficoltà. E allora torniamo al discorso iniziale: chi racconterà questi fatti ai cittadini? E se a farlo fossero gli attuali blogger? Come?

Un blogger oggi è un professionista che decide di approfondire un determinato argomento (food, social, musica, letteratura, cinema, politica, ecc) raccontandolo sul web e nella vita di tutti i giorni. Un vero blogger ha una rete di contatti solida, incontra le persone di cui parla, segue gli avvenimenti che racconta, studia la comunicazione e i media che è intenzionato a utilizzare.

In poche parole un vero blogger fa quel che dovrebbero fare i giornalisti. I veri blogger vivono grazie alla loro attività e hanno ben chiaro quello che è il percorso che devono portare avanti per rendere sostenibile la loro attività!

Insomma, io sono convinto che, in un mondo in cui le testate saranno sempre meno e i giornalisti saranno sempre più, questo sia il modello da seguire. Magari non per gli editori che dovranno prima o poi cominciare a fare il loro mestiere e dovranno ricominciare a investire sulle competenze, ma per i giornalisti freelance assolutamente sì.

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