Cosa insegna la campagna marketing di Carpisa a chi fa comunicazione?

Una volta compravi l’ovetto e trovavi il pupazzetto, compravi il fustino e trovavi l’orologio; oggi compri la borsetta e puoi addirittura vincere la possibilità di partecipare alla selezione per fare uno stage da Carpisa nel settore comunicazione.

Partiamo da una banalità, la campagna marketing di Carpisa mette effettivamente in evidenza come l’azienda abbia bisogno di qualcuno che si occupi della loro comunicazione. Non è solo l’idea scellerata a indicarlo, ma anche i contenuti che sono stati prodotti. La grafica l’avrebbe fatta meglio mio cugino e la qualità del video postato su Twitter è da “o mio Dio quanto fa schifo”.

Ma la cosa che mi “tormenta” di più quando mi trovo davanti a certi scivoloni è la genesi dell’idea. Nel senso: chi avrà avuto l’idea? Uno dei responsabili del marketing o qualche altra figura che non ha nulla a che fare con il settore? Nel caso non fosse un’idea del marketing, per quale motivo non gli hanno detto che si trattava di una stronzata? Infine, a quale esigenza dovrebbe rispondere questa campagna marketing? Dovrebbe servire per fare vendere più borsette o per cercare uno stagista?

Questa campagna ci dice molto sulla comunicazione di Carpisa. Cosa? Che probabilmente non hanno un forte settore comunicazione interno all’azienda, che non hanno investito su una risorsa capace e che magari hanno pensato che “tanto per i social mica serve investire in qualcuno che faccia questo di mestiere”.

È il solito discorso, quando si parla di comunicazione si sottovaluta l’importanza della figura professionale. Tanto tutti credono di essere capaci di curare una pagina facebook, di gestire i contenuti di un sito o di ideare una strategia a breve-medio e lungo termine.

A differenza di Motta che ha investito in una campagna pubblicitaria fatta da professionisti che ha portato risultati tangibili dal punto di vista dell’immagine e del posizionamento del marchio, Carpisa non ha investito in professionisti e pagherà le conseguenze di questo danno d’immagine. Ecco la differenza tra fare in proprio e affidare ad altri.

PS: le scuse di Carpisa credo siano peggio della campagna marketing. Loro scrivono: “la superficialità con la quale è stato affrontato un tema così delicato come quello del lavoro” è “in completa antitesi con una realtà imprenditoriale fatta invece di occupazione ed opportunità offerte in particolare al mondo giovanile”. Evidentemente non è così perché se così fosse stato non sarebbero scivolati su una buccia di banana perché geneticamente protetti.

È importante che tu condivida questo articolo e qui ti spiego il motivo!

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