Franceschini, Netflix, il cinema italiano e le m*******e

“Obbligheremo Netflix a dare più visibilità a film e serie TV italiane”, parola di Dario Franceschini, ministro dei beni e delle attività culturali. Bene, bravo, la m*******a l’hai detta.

Mio caro ministro, ma veramente lei ci vuol far credere che è intenzionato a obbligare Netflix a dare risalto ai vari “Don Matteo”, “Un medico in famiglia”, ai “Cesaroni” e via dicendo? Mio caro ministro, ma lei ha un abbonamento a Netflix? Ha visto il livello dei film italiani caricati? E visto (scusi il gioco di parole) che ci siamo si rende conto del livello del cinema italiano?

Se non se ne fosse accorto il colosso dell’on demand quest’anno ha dato spazio a una serie TV italiana “Suburra”. A memoria, oltre “Gomorra” che non può essere caricata su Netflix, non mi viene in mente altra serie degna di questo nome e prodotta in Italia. Detto ciò credo che il tema sia un altro. 

La discussione dovrebbe concentrarsi su un solo aspetto: la qualità delle produzioni cinematografiche italiane. Da lei, che è il ministro dei beni e delle attività culturali e che quindi in qualche modo dovrebbe pensare anche allo sviluppo di questo settore, mi aspetterei altri ragionamenti. Magari più pratici. Tipo: come fare a sostenere produzioni di qualità e dalla caratura internazionale? Come fare a formare nuovi sceneggiatori, attori, registi e via dicendo? Come fare a valorizzare sceneggiatori, attori, registi e via dicendo già sul mercato? Possiamo pensare di rilanciare il mercato del cinema? Come? I tempi? Esiste un progetto?

No perché il suo discorso è un tantino limitato e limitante. Sarebbe come se in libreria non vendessero più Stephen King, Marquez o Welsh per dare spazio agli italiani. La cultura non ha confini. L’editoria e il cinema sono pezzi della cultura italiana e vanno rilanciati, ma non obbligando i distributori a togliere spazio ai concorrenti, ma battendo i concorrenti.

Quindi mio caro ministro Franceschini, la prego, rilanci il cinema italiano sostenendo investimenti e lo riporti ai tempi di Fellini, Troisi, Tornatore, Salvatores, De Sica. Che poi, i soldi ci vanno, ma anche le idee ci vogliono e in questo Paese le idee non sono poi così tenute in conto.

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