Grazie a DAZN l’Italia scopre l’emergenza digital divide

È evidente che si tratta di una provocazione, ma è una provocazione molto interessante. A lanciarla è l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM) e lo fa il giorno dopo l’inizio del campionato di serie A. La questione? Il fatto che a 10.000.000 di italiani manca la Banda Ultralarga.

Scrivono: doveva iniziare il Campionato di calcio e doveva arrivare la piattaforma Dazn per mostrare al Paese che oltre 10 milioni di italiani vivono in una seria emergenza di digital divide. Già perché come riporta il sito che permette quest’anno di vedere le partite in tv e su cellulari, la “larghezza di banda” necessaria è notevole: 3.5 mbps è la velocità di download consigliata per la risoluzione HD buona per guardare lo sport sul cellulare, mentre 8.0 mbps è velocità di download consigliata per la risoluzione HD in tv. Peccato che in metà dell’Italia queste velocità della rete internet restino ancora un miraggio.

«Sarà così fino a quando Open Fiber, per conto di Infratel e Ministero dello Sviluppo economico, non concluderà i lavori per la posa della banda ultralarga verso ogni singola abitazione» – spiega Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, impegnato nella mobilitazione per ridurre il divario digitale.

Doveva dunque arrivare il calcio per mettere in evidenza un problema enorme. E ben venga dunque il pallone se così si potrà ridurre un gap infastrutturale che assale Alpi e Appennini. Un problema che va ben oltre la visione di una partita di pallone: «Facciamo in fretta. Tutte le risorse disponibili, 3.5 milardi di euro, devono essere rendicontate entro il 2020. Con l’arrivo della banda ultralarga, non ci perderemo più una rete al 63′, e soprattutto non perderemo la possibilità di consentire il telelavoro nel borgo alpino a 1700 metri di altitudine, non perderemo un Comune appenninico digitalizzato e con i dati dei cittadini in cloud, non perderemo un turista che nell’albergo a 1900 metri cerca giustamente il wi.fi per contattare i genitori a casa in piazza San Babila a Milano, ma neanche un’azienda che da Balme o Vinadio deve ottenere ordini e fare spedizioni in Giappone o in Alaska. Facciamo in fretta» – conclude Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

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