Il Paese e la classe politica che si merita

Piero Ostellino sul Corriere della Sera di oggi firma il consueto editoriale a due colonne di Prima Pagina. Il titolo è “Società e politica, la doppia morale”. L’editorialista parte da una considerazione di tipo economica: L’asfittica manovra del governo, in senso liberale, introduceva un minimo di flessibilità nelle relazioni industriali. Hanno provveduto Confindustria e sindacati a spazzarla via con l’accordo che ripristina la dittatura del contratto collettivo in nome dell’«autonomia delle parti sociali» che, di fatto, toglie la parola alla sola parte sociale che dovrebbe contare per (ri)consegnarla alle due corporazioni. 

Non voglio entrare nel merito dell’opinione di Ostellino, ma vi voglio proporre il passaggio successivo che a mio avviso centra un punto di fondamentale importanza: Se ogni Paese ha la classe politica che si merita, la conclusione è che la confusione politica viene da lontano. La società civile — che, poi, vuol dire l’establishment, a tutti i livelli, e il «sentire comune» dell’uomo della strada — da noi, non è migliore della Casta politica, bensì ne è a fondamento. L’Italia non è sprofondata, all’improvviso, in un «vuoto politico», mentre l’intero Paese continuerebbe a progredire. È vero il contrario. È stato il «vuoto sociale» di una parte del Paese — che meglio sarebbe dire «culturale» —ad aver inabissato la democrazia in un vuoto politico.

Ecco il punto: è stato il vuoto sociale, o meglio culturale, ad aver inabissato la democrazia in un vuoto politico. Ha ragione Ostellino quando dice che il problema siamo noi. La politica ha le sue colpe, ma chi ha eletto la classe dirigente negli ultimi 17 anni è stato l’italiano che ha creduto in promesse evidentemente fasulle e che si è fatto trascinare nel teatrino del tifo politico.

Tutte le mattine in trasmissione mi chiamano due signori, uno di sinistra e uno di destra. Negli ultimi sei mesi quello di sinistra mi ha insultato perché puntavo l’obiettivo sulla situazione economica cercando insieme agli ospiti di spiegare i termini della crisi e della manovra senza attaccare il Premier; adesso che la situazione è un tantino più chiara sto cercando di analizzare la situazione dal punto di vista politico e dunque metto in evidenza le responsabilità del governo con il risultato che quello di sinistra non mi insulta più,  ma lo fa quello di destra. Questa è schizofrenia dovuta alla poca maturazione culturale e politica degli italiani. Ha ragione Ostellino.

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Fingere di essere un altro per diventare qualcuno

“Io odio a morte questa domenica da coma…….”, mai parole più azzeccate scrisse un menestrello degli anni 2000 avanzati. Io lo dico forte e chiaro: odio a morte la domenica perché spesso mi manda in coma.

Oggi però no.. oggi sono stato molto produttivo. In primo luogo mi sono svegliato molto presto: alle 09.37. Per essere domenica mica male anche se onestamente considerando che ogni giorno mi sveglio alle 05.00 è come se mi fossi svegliato a mezzogiorno. Non vi racconto che ho pulito casa e nemmeno che ho cambiato le lenzuola del lettone. Non vi dico che ho lavato pile e pile di piatti e nemmeno che mi sono guardato la partita di campionato delle 12.00 e la Juventus che giocava nella mia Catania. Vi racconto però del documentario su Vasco Rossi che mi sono gustato.

Era la puntata del 2008 de “La storia siamo noi”. Minoli, come sempre perfetto, è stato in grado di tracciare un profilo normale e completo di una delle figure più contorte e discusse del panorama nazionale. Non dimenticherò mai i commenti del padre di un mio caro amico il giorno dopo che assistemmo al nostro primo concerto di Vasco. “Siete andati a vedere un drogato” mi disse. Era appena nato il nuovo secolo ed in Italia ancora qualcuno non gli aveva perdonato l’abuso di cocaina e anfetamine degli anni 80. Erano passati 20 anni, ma si sa: in Italia perdoniamo tutto a tutti, a patto che non si sconti la propria pena.

Sono rimasto colpito da alcune perle di Vasco: ‎”avrei voluto una figlia femmina.. per avere almeno una donna al mondo che mi amasse davvero..”; “cambio la macchina.. ma non la donna..”; ‎”la cosa più difficile è essere normali.. non essere dei fenomeni.. non essere degli eroi..”.

Parole in solitudine, in semplicità e in realismo. E’ paradossale, ma la più grande rock star italiana ha l’animo di un contadino. L’esempio che nel nostro paese per diventare qualcuno dobbiamo fingere di essere un’altra persona.

Regaliamoci un WordPress

Se vi prendeste la briga di digitare su Google “tempestadicervelli” nelle prime tre posizioni tra i risultati trovereste due blog creati da me. Il primo è su piattaforma Tiscali, mentre il secondo su piattaforma blogspot. Il primo articolo, ormai preistorico, scritto su tempestadicervelli risale all’11 maggio 2005, sono passati quasi sette anni.

Non sono un patito dei numeri in generale, ma quando servono a descrivere la costanza di un’idea mi piacciono molto. Sul mio blog scrivo per il piacere di farlo. Troppo spesso capita di doverlo fare senza troppa voglia. Credo sia giusto ritagliarsi degli spazi personali dove sperimentare e stravolgere tutte le regole, ma anche dove raccontare ogni cosa si voglia senza doversi troppo preoccupare della forma e se interesserà oppure no.

Spero di essere un pochino più costante nei tempi di aggiornamento del blog. Per il momento però voglio tenere nell’ombra il nuovo tempesta di cervelli.

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