Compravendita dei politici: ecco da dove arrivano i responsabili!

La denuncia del leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha scatenato la mia curiosità. ‘Ntonio ha detto che è in atto una compravendita di parlamentari allora ho deciso di controllare in che partito sono stati eletti e in quale si trovano ad oggi alcuni parlamentari che sono la famosa stampella del Governo.

Gruppo parlamentare Popolo e Territorio (ex responsabili), nell’elenco abbiamo evitato di mettere coloro che sono passati dal PdL al gruppo misto in uno o più passaggi:

  1. SCILIPOTI Domenico – DI PIETRO ITALIA DEI VALORI
  2. RUVOLO Giuseppe – UNIONE DI CENTRO
  3. GRASSANO Maurizio  – LEGA NORD
  4. PIONATI Francesco – UNIONE DI CENTRO
  5. BELCASTRO Elio Vittorio – MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA ALLEANZA PER IL SUD
  6. CALEARO CIMAN Massimo – PARTITO DEMOCRATICO
  7. CESARIO Bruno – PARTITO DEMOCRATICO
  8. GIANNI Pippo – UNIONE DI CENTRO
  9. IANNACCONE Arturo – MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA ALLEANZA PER IL SUD
  10. MILO Antonio – MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA ALLEANZA PER IL SUD
  11. PISACANE Michele – UNIONE DI CENTRO
  12. PORFIDIA Americo – DI PIETRO ITALIA DEI VALORI
  13. RAZZI Antonio – DI PIETRO ITALIA DEI VALORI
  14. ROMANO Francesco Saverio – UNIONE DI CENTRO
  15. SARDELLI Luciano Mario – MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA ALLEANZA PER IL SUD
DI PIETRO ITALIA DEI VALORI = 3 venduti
UNIONE DI CENTRO = 5 venduti
MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA ALLEANZA PER IL SUD = 4 venduti
PARTITO DEMOCRATICO = 2 venduti
LEGA NORD = 1 venduto
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Di Pietro denuncia la compravendita dei deputati: ma questo signore chi lo ha messo in Parlamento?

Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, denuncia che in questo momento, proprio ora, mentre tu stai leggendo, sarebbe in atto una nuova compravendita di parlamentari. La maggioranza per far fronte ad una eventuale, probabile e possibile nuova fuoriuscita di parlamentari dal gruppo PdL starebbe trattando con i cani sciolti e non solo dell’opposizione.

Ricordiamo ad Antonio Di Pietro che:

– è da un po’ di tempo che avviene questo mal costume, dal 14 dicembre 2010

– che anche mettere il proprio figlio tra i candidati ad una eventuale elezione non è cosa elegante

– che il famoso Scillipoti arriva dall’Italia dei Valori, come molti responsabili.

Buona l’azione di Di Pietro, ma attenzione la prossima volta a candidare gente che l’etica non sa cosa sia.

Il colpevole è Michele Santoro

Scorrendo la bacheca di facebook mi imbatto in pochi secondi in due link che parlano del nuovo progetto editoriale di Michele Santoro. Il primo è la pagina ufficiale della raccolta fondi per il nuovo programma del noto giornalista, “Servizio Pubblico”: 10 euro a persona per contribuire alle spese di produzione della trasmissione che sarà trasmessa su un circuito di emittenti televisive locali. Il secondo è un articolo linkato dalla pagina Libertà di stampadal titolo Perché Santoro non avrà i miei 10 euro.

Con tutta onestà io non darò 10 euro a Michele Santoro e vi spiego perché il colpevole è Michele Santoro:

– pur apprezzando da anni il lavoro che Michele Santoro ha svolto in Rai con tutte le sue trasmissioni, non credo che possa riservarsi il ruolo di paladino dell’informazione libera. Spesso ho guardato le trasmissioni di Santoro e credo che siano come la sinistra radicale, di lotta, ma non di governo. In che senso? Santoro solleva questioni, ma non ci dice mai come risolvere il problema o quella che potrebbe essere la via da seguire. Credo che il Servizio Pubblico tanto invocato debba fare questo. Floris con il suo Ballarò magari è meno spettacolare e un pochino più noioso, ma lui è autore di un vero Servizio Pubblico. Tanto per citarne uno.

– non è vero che Santoro è indipendente. Santoro è legato al Fatto Quotidiano che a sua volta è legato a Chiare Lettere e questi hanno spinto dall’inizio il Movimento di Beppe Grillo, quindi una vera e propria indipendenza non esiste, piuttosto si può dire che i sopra citati non sono realmente trasparenti davanti al proprio pubblico.

– Santoro con il giro di affari che crea a livello pubblicitario non ha bisogno dei nostri soldi per andare in onda sulle emittenti private, piuttosto se ci chiede denaro è perché qualcuno deve guadagnarci. Reputo che sia immorale chiedere ai cittadini un ulteriore sforzo economico in questo momento, almeno per essere coerente con le critiche che ogni giorno si fanno all’aumento dei prezzi, delle tasse e balle varie (scusate il linguaggio pane e salame)

– ultimo motivo, ma sicuramente il più importante: Santoro si rende conto della situazione che vivono oggi i giornalisti italiani? La maggioranza sono collaboratori esterni senza contratto pagati a pezzo che lavorano proprio sulle emittenti locali, sui giornali locali e sulle radio locali. Lui con la sua bella mossa sta uccidendo il mercato per questi giornalisti che presto verranno considerati un esubero visto che le grandi star dell’informazione per fare i capricci con gli editori delle grandi tv nazionali (mi riferisco alle questioni sollevate a La7) colonizzeranno l’informazione locale che sparirà. Lui porta ascolti alle piccole tv che potranno vendere spazi pubblicitari sulla trasmissione dei suoi programmi e gli editori smetteranno di fare informazione locale perché indubbiamente rende meno e ha bisogno di più risorse per essere realizzata.

Ecco perché Santoro non avrà i miei 10 euro e spero che siano in pochi a darglieli. Il colpevole dell’omicidio della piccola editoria è Michele Santoro.

Da Forza Italia a Forza Gnocca: storia di un paese di coglioni

Avevo appena 11 anni quando l’allora Silvio Berlusconi inviando una cassetta a tutte le maggiori testate giornalistiche televisive annunciava la sua discesa in campo. Per me il Cavaliere all’epoca era solamente il proprietario di Canale5, la rete che trasmetteva “Il pranzo è servito”, e di Italia1, quella che mandava in onda l’A-team ed i cartoni animati che mi piacevano. Non nascondo che però prima di questo Berlusconi era il Presidente del mio Milan.

Avevo 11 anni e già sognavo un futuro nel mondo del giornalismo, mi piaceva il calcio e osservavo la politica. Desideravo con tutto me stesso diventare un giornalista sportivo, andare sui grandi campi internazionali per fare le telecronache delle partite di calcio. Mi divertivo a casa di mia nonna ad imitare i grandi giornalisti dell’epoca Pizzul, Piccinini e Longhi. Con gli anni in parte il sogno si è realizzato, giornalista lo sono, ma non sportivo, diciamo politico.

Avevo 11 quando Berlusconi senza mai prima aver approcciato il mondo politico sbaragliava la concorrenza e vinceva le elezioni del 1994. Senza alcuna esperienza politica, senza aver mai fatto un comizio, senza avere una preparazione particolarmente valida, ma siamo in Italia e spesso uno slogan vincente è meglio di un buon programma. Tempo qualche mese però e l’esperienza del Premier finì. Non morì però la sua creatura “Forza Italia”.

A 18 anni dovetti assistere alla seconda volta del Cavaliere. Quell’Umberto Bossi che gli aveva dato del mafioso, del ciarlatano, che lo aveva abbattuto nel 1994 torno dal padrone come il figlio prodigo dal padre. Berlusconi, dopo un bagno di comprensione, lo abbracciò nuovamente, qualcuno dice in una stretta mortale. Mortale perché si dice che il “senatur” abbia venduto il logo della Lega Nord a Berlusconi in cambio di un bel po’ di soldi, ma queste sono solo parole per il momento.

A 18 anni vidi nascere la “Casa della Libertà”. Casini, Fini, Berlusconi e Bossi insieme. Oggi di quell’esperienza rimane solo una coalizione un po’ disastrata che perde pezzi giorno dopo giorno rimpiazzandolo con politici di decimo piano. Quel centrodestra durò un’intera legislatura, fino al 2006. Poi una parentesi con Prodi, durata forse troppo poco, ma siamo in Italia e la qualità la schifiamo.

A 25 anni dovetti assistere alla nascita del Popolo della Libertà. Sul predellino di una macchina il Cavaliere annunciava la fusione della sua “Forza Italia” con “Alleanza nazionale”. Il più grosso errore di Berlusconi perché mirava a sommare bacini elettorali aritmeticamente senza badare all’anima del nuovo partito. Una porcata che volle copiare anche il centrosinistra creando il “Partito Democratico”. Da quel giorno inizia il declino del Premier.

A 28 anni ho assistito l’ultimo passaggio della storia politica di Berlusconi, la nascita di “Forza Gnocca”. Mi domando, tutto finirà o si ricomincerà da capo? Nuovi spot elettorali, magari con pornostar famose e film in cassetta vietati ai minori?

Credevo che Jobs vendesse solo computer

E’ una questione di stile. Erano le prime ore della notte in Italia quando è arrivata la notizia della morte di Steve Jobs. I giornali tutti, tranne La Stampa, non hanno neppure fatto in tempo a mettere la notizia in prima pagina. Con il passare delle ore si sono susseguite le reazioni. Una parole riassume l’opinione che la comunità internazionale aveva del numero uno della Apple: era un visionario.

Per noi italiani un visionario è un folle, uno che non ha tutte le rotelle in testa. Per Jobs quello era un complimento. “Siate folli” aveva detto ai neolaureati di Stanford quando fu chiamato a raccontare la sua esperienza. La follia, quel tocco in più che il più delle volte distingue un buon professionista da un grande professionista.

Evidentemente non era un santo. La Apple come tutte le altre grandi aziende ha lati oscuri che prima o poi qualcuno dovrà svelare, ma era un visionario. Una persona che è riuscita ad aprire uno squarto di speranza nel futuro per molti giovani nel mondo intero. Ha insegnato che con perseveranza, fortuna e delle buone e chiare idee, gli obiettivi si possono raggiungere. Ha creato un’economia secondaria di livello. Ha messo in comunicazione mondi differenti ed ha abbattuto barriere territoriali che prima rendevano stati, uomini e aziende sole contro tutti.

Ovvio che il principale artefice di molte delle cose citate è il web, ma è anche vero che senza la semplicità dei prodotti di Apple il web sarebbe rimasto confinato in un computer spesso limitato negli accessi e nella libertà della rete. Jobs ha osato. Non si è accontentato di essere uno tra i tanti, è voluto diventare il numero uno.

Semplice nei messaggi. Semplice nello stile di vita. Semplice anche nel vivere la sua convalescenza. La morte è un bene diceva. E’ vero. Permette il ricambio delle idee e delle capacità. Oggi lui va via, prima o poi arriverà un altro Jobs in grado di convincerci che un futuro possibile esiste.

Addio Mr Apple

Non è probabilmente il modo più originale per dire addio ad un grande della nostra era moderna, ma è forse il modo migliore per far capire chi è stato.

Steve Jobs, il genio della Apple, parlando ai neolaureati di Stanford racconta la sua vita, quello che è diventato e quale è stato il percorso che ha intrapreso per raggiungere i suoi obiettivi. Peccato che molti di coloro che amano i suoi prodotti non sappiano nemmeno chi fosse in vita il genio che li ha ideati.

Che riposi in pace.

Wikipedia chiude grazie a Berlusconi

Non ci vogliono troppe parole per spiegare quello che è successo in queste ore. Wikipedia Italia in protesta perché come viene citato in un comunicato stampa dello stesso sito:

Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero. Oggi, purtroppo, i pilastri del nostro progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del DDL intercettazioni

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