Da Forza Italia a Forza Gnocca: storia di un paese di coglioni

Avevo appena 11 anni quando l’allora Silvio Berlusconi inviando una cassetta a tutte le maggiori testate giornalistiche televisive annunciava la sua discesa in campo. Per me il Cavaliere all’epoca era solamente il proprietario di Canale5, la rete che trasmetteva “Il pranzo è servito”, e di Italia1, quella che mandava in onda l’A-team ed i cartoni animati che mi piacevano. Non nascondo che però prima di questo Berlusconi era il Presidente del mio Milan.

Avevo 11 anni e già sognavo un futuro nel mondo del giornalismo, mi piaceva il calcio e osservavo la politica. Desideravo con tutto me stesso diventare un giornalista sportivo, andare sui grandi campi internazionali per fare le telecronache delle partite di calcio. Mi divertivo a casa di mia nonna ad imitare i grandi giornalisti dell’epoca Pizzul, Piccinini e Longhi. Con gli anni in parte il sogno si è realizzato, giornalista lo sono, ma non sportivo, diciamo politico.

Avevo 11 quando Berlusconi senza mai prima aver approcciato il mondo politico sbaragliava la concorrenza e vinceva le elezioni del 1994. Senza alcuna esperienza politica, senza aver mai fatto un comizio, senza avere una preparazione particolarmente valida, ma siamo in Italia e spesso uno slogan vincente è meglio di un buon programma. Tempo qualche mese però e l’esperienza del Premier finì. Non morì però la sua creatura “Forza Italia”.

A 18 anni dovetti assistere alla seconda volta del Cavaliere. Quell’Umberto Bossi che gli aveva dato del mafioso, del ciarlatano, che lo aveva abbattuto nel 1994 torno dal padrone come il figlio prodigo dal padre. Berlusconi, dopo un bagno di comprensione, lo abbracciò nuovamente, qualcuno dice in una stretta mortale. Mortale perché si dice che il “senatur” abbia venduto il logo della Lega Nord a Berlusconi in cambio di un bel po’ di soldi, ma queste sono solo parole per il momento.

A 18 anni vidi nascere la “Casa della Libertà”. Casini, Fini, Berlusconi e Bossi insieme. Oggi di quell’esperienza rimane solo una coalizione un po’ disastrata che perde pezzi giorno dopo giorno rimpiazzandolo con politici di decimo piano. Quel centrodestra durò un’intera legislatura, fino al 2006. Poi una parentesi con Prodi, durata forse troppo poco, ma siamo in Italia e la qualità la schifiamo.

A 25 anni dovetti assistere alla nascita del Popolo della Libertà. Sul predellino di una macchina il Cavaliere annunciava la fusione della sua “Forza Italia” con “Alleanza nazionale”. Il più grosso errore di Berlusconi perché mirava a sommare bacini elettorali aritmeticamente senza badare all’anima del nuovo partito. Una porcata che volle copiare anche il centrosinistra creando il “Partito Democratico”. Da quel giorno inizia il declino del Premier.

A 28 anni ho assistito l’ultimo passaggio della storia politica di Berlusconi, la nascita di “Forza Gnocca”. Mi domando, tutto finirà o si ricomincerà da capo? Nuovi spot elettorali, magari con pornostar famose e film in cassetta vietati ai minori?

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Credevo che Jobs vendesse solo computer

E’ una questione di stile. Erano le prime ore della notte in Italia quando è arrivata la notizia della morte di Steve Jobs. I giornali tutti, tranne La Stampa, non hanno neppure fatto in tempo a mettere la notizia in prima pagina. Con il passare delle ore si sono susseguite le reazioni. Una parole riassume l’opinione che la comunità internazionale aveva del numero uno della Apple: era un visionario.

Per noi italiani un visionario è un folle, uno che non ha tutte le rotelle in testa. Per Jobs quello era un complimento. “Siate folli” aveva detto ai neolaureati di Stanford quando fu chiamato a raccontare la sua esperienza. La follia, quel tocco in più che il più delle volte distingue un buon professionista da un grande professionista.

Evidentemente non era un santo. La Apple come tutte le altre grandi aziende ha lati oscuri che prima o poi qualcuno dovrà svelare, ma era un visionario. Una persona che è riuscita ad aprire uno squarto di speranza nel futuro per molti giovani nel mondo intero. Ha insegnato che con perseveranza, fortuna e delle buone e chiare idee, gli obiettivi si possono raggiungere. Ha creato un’economia secondaria di livello. Ha messo in comunicazione mondi differenti ed ha abbattuto barriere territoriali che prima rendevano stati, uomini e aziende sole contro tutti.

Ovvio che il principale artefice di molte delle cose citate è il web, ma è anche vero che senza la semplicità dei prodotti di Apple il web sarebbe rimasto confinato in un computer spesso limitato negli accessi e nella libertà della rete. Jobs ha osato. Non si è accontentato di essere uno tra i tanti, è voluto diventare il numero uno.

Semplice nei messaggi. Semplice nello stile di vita. Semplice anche nel vivere la sua convalescenza. La morte è un bene diceva. E’ vero. Permette il ricambio delle idee e delle capacità. Oggi lui va via, prima o poi arriverà un altro Jobs in grado di convincerci che un futuro possibile esiste.

Addio Mr Apple

Non è probabilmente il modo più originale per dire addio ad un grande della nostra era moderna, ma è forse il modo migliore per far capire chi è stato.

Steve Jobs, il genio della Apple, parlando ai neolaureati di Stanford racconta la sua vita, quello che è diventato e quale è stato il percorso che ha intrapreso per raggiungere i suoi obiettivi. Peccato che molti di coloro che amano i suoi prodotti non sappiano nemmeno chi fosse in vita il genio che li ha ideati.

Che riposi in pace.

Wikipedia chiude grazie a Berlusconi

Non ci vogliono troppe parole per spiegare quello che è successo in queste ore. Wikipedia Italia in protesta perché come viene citato in un comunicato stampa dello stesso sito:

Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero. Oggi, purtroppo, i pilastri del nostro progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del DDL intercettazioni

VIDEO – La moglie del Presidente islandese tra i manifestanti

La protesta davanti al palazzo cresce. La crisi economica non piega solamente Grecia, Spagna e Italia. Anche i cittadini più composti dell’Islanda sono messi a dura prova. Il Presidente esce dal Palazzo. Davanti a lui una folla in protesta, ma sempre con educazione e civiltà. Si levano i fischi dei contestatori. A fare rabbia è l’indifferenza o il poco coraggio del primo ministro. E’ però consuetudine ormai per i capi di stato evitare il confronto con la gente. In Italia come in Islanda si decide dentro i palazzi senza avere alcun contatto con la realtà di tutti i giorni.

Ci voleva una donna, Dorrit Moussaieff, per capovolgere le carte sul tavolo. Dorrit Moussaieff è la moglie del Presidente islandese, lo stesso uomo che viene fischiato dai manifestanti e che tira dritto davanti alla folla scortato dalle forze dell’ordine. Dorrit Moussaieff è la donna che si stacca dal cordone delle autorità per avvicinarsi alle transenne che contengono i manifestanti. Parla con loro, stringe loro le mani e poi scavalca le transenne. Dorrit Moussaieff si mischia alla folla, sta con la gente comune. Quel che dice non lo capisco, ma senza parlare (nella mia lingua) riesce a commuovermi ed a farmi meditare.

Solo da una donna sarebbe potuto arrivare un gesto del genere: coraggioso, conciliante e materno. Una donna ha compreso la sintesi della questione: tutti possono fare sacrifici, tutti sono disposti a pagare, ma lo sforzo va condiviso e soprattutto va chiesto guardando negli occhi.

10 domande ad un Vecchio Maiale 75enne

Cinquantacinque anni. E’ questa la differenza tra l’età di un vecchio 75enne e la sua presunta fidanzata serba. Ieri sul sito di Repubblica veniva presentata un’interessante inchiesta nella quale una giovane modella si vantava di essere la famosa fidanzata, di questo vecchio 75enne appunto.

Questa ragazza viene citata spesso anche in una serie di intercettazioni telefoniche nelle quali delle altrettanto giovani ragazze parlano tra di loro dopo delle presunte feste a base di sesso in una villa vicino Milano, in un paese noto perché residenza di un vecchio 75enne.

Da giovane 28enne, onestamente un po’ più avvenente e bello di un vecchio 75enne (e per modestia sono più carino anche rispetto a com’era questo vecchio 75enne tanto tempo addietro), mi pongo alcuni quesiti:

  1. cosa trova una ragazza classe 1991 in un vecchio classe 1936?
  2. quale piacere può procurare un vecchio 75enne ad una giovane 20enne?
  3. in che modo provoca piacere il vecchio 75enne alla giovane 20enne?
  4. il piacere è indotto da accessori acquistabili in un negozio o in modo naturale?
  5. quanto dipende l’estratto conto del conto corrente del vecchio 75enne in questa storia d’amore?
  6. cosa induce un vecchio 75enne a rendersi ridicolo in pubblico in seguito ad una storia con una 20enne che potrebbe essere la figlia di sua figlia?
  7. il vecchio 75enne e la giovane 20enne presto si sposeranno?
  8. la giovane 20enne è al corrente che per intascarsi il patrimonio del vecchio 75enne deve essere sua moglie?
  9. il figlio del vecchio 75enne avrà già provato ad infilarsi nel letto della giovane 20enne?
  10. MA SOPRATTUTTO: sono scemo io che quando vedo una giovane 20enne, prima di interessarmi a lei mi pongo alcune domande che reputo ovvie?

29 settembre, ecco cosa non mi convinceva del post-comunismo

Ventinove settembre 1936 e 29 settembre 1951. Quindici anni di distanza e due destini in comune. Da una parte Silvio Berlusconi: il cavaliere, il Premier, il Presidente (del Milan, del Consiglio), l’imprenditore, l’utilizzatore finale, l’unto dal signore, la vittima dei PM, ecc; dall’altra Pier Luigi Bersani, un uomo dalla biografia meno interessante, un signore più silenzioso, un segretario buffo, un tizio qualunque, ma con un sorriso coinvolgente (quando guardo la copertina di Crozza e Bersani è in studio, mi fa più ridere il segretario che sghignazza del comico Genovese).

Questa mattina mi sono svegliato ed ho pensato: ecco cosa non mi convinceva dei post-comunisti, sarà solo una data, ma non potrà mica essere solo una coincidenza.

Oggi il cavaliere compie 75 anni e forse sarebbe il caso di farsi da parte. Berlusconi ha pochi meriti. Per questo paese non ha fatto molto, se non un numero eccessivo di promesse. Bersani oggi compie 60 anni e forse anche lui dovrebbe farsi da parte per un leader più giovane, ma con più senno di Veltroni. Bersani ha qualche merito. Per questo paese qualcosina ha fatto, o forse avrebbe voluto fare di più: poche promesse e qualche fatto a partire da quelle privatizzazioni che oggi scopriamo che la stessa Banca Centrale Europea aveva richiesto.

Ricordo le critiche che ai tempi del governo Prodi furono fatte a Bersani. Non ricorderò mai le scuse e le fustigazioni in piazza per essere stati tanto stupidi da non capire che se l’Italia va a picco, rimaniamo in mutande tutti quanti.

“Cari compagni e care compagne”, così aveva iniziato il suo discorso di presentazione alle primarie del PD il segretario Bersani. Di quelle compagne e di quei compagni poi pochi furono coinvolti, ma soprattutto pochi degli elettori ai quali si riferivano iniziarono a votare Pd perché non basta una parola, ma ci vuole una presa di posizione forte.

Mi sforzo di cercare un punto in comune tra Bersani e Berlusconi e non lo trovo. Uno è un povero arricchito, l’altro è un uomo semplice (anch’esso con i soldi si intenda). Forse tutti e due hanno il difetto di aver disatteso le aspettative.